LA MADONNA NELLA VITA LITURGICA E NELLA SPIRITUALITA’ DEGLI ORTODOSSI

Monahia Ilaria Benzar

1.    Le feste e la loro posizione nell’anno liturgico, il loro significato e la loro teologia.

 

a) Il fondamento biblico e quello degli apocrifi.

Nella Sacra Scrittura abbiamo due modi di presentare Maria: uno prefigurativo o tipico, nell’A.T. e un altro diretto o rivelato pienamente, nel N.T. Al contrario del modo con cui si accenna alle altre donne nell’A. e N.T., la Vergine è stata l’oggetto di alcune profezie. Cosi, la preistoria della Madonna l’abbiamo nell’A.T., dove c’è l’anticipazione della promessa della salvezza: „Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”(Genesi 3, 15). I libri dell’A.T., e specialmente i Proverbi, il Siracide, il Salterio, e il librodi Giobbe sono i veri capolavori sulla dignità creatrice della donna come mamma. Della Madonna si parla tante volte in questi libri dove, tra l’altro si mostra che il suo seme viene da Davide.

La vita della Madonna ha delle radici storiche forti secondo il racconto di Matteo e Luca nel Vangelo. Entrambi mettono l’esistenza di Maria alla pari di quella di Giuseppe che era della stirpe di Davide.[1] Matteo, parlando della parentela di Gesù, lo nomina „il Figlio di Davide”(1;1). Alla fine della terza serie del libro in cui parla della parentela, lui precisa: „Eliùd generò Eliàzar, Eliazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo” (Mt 1, 15-16). Spesso, Giuseppe è nominato „il figlio di Davide”, e Maria è nominata „donna” o la sua „sposa”. Luca dice:Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta” (2, 4-5). I maghi trovano Maria, Giuseppe e il bambino Gesù. Giuseppe e Maria portano il bambino al tempio di Gerusalemme allo scadere di quaranta giorni. Nel tempio trovano Simeone che prende il bambino nelle sue braccia e fa delle profezie riguardo a Maria. Maria è colei che rimprovera Gesù perché rimane nel tempio all’età di dodici anni. Durante l’attività messianica di Gesù, Maria appare sporadicamente, nell’occasione delle nozze a Cana di Galilea, quando i suoi fratelli cercavano Gesù e specialmente durante la sua passione.

Questi dati che parlano di Maria sono storicamente sicuri ma non bastano per la fede ardente dei cristiani. Il Vangelo è preoccupato non della biografia di Maria ma di quella di Gesù. Conforme alla mentalità antica, quando parlano dei genitori di Gesù, gli evangelisti si occupano più di colui che era considerato il papà, cioè di Giuseppe, e meno della mamma.[2] Se la letteratura canonica ha mantenuto, per i motivi accennati, una sobrietà per quanto riguarda la famiglia di Maria e le sue piccole vicende, la letteratura apocrifa risponde alle esigenze del vangelo popolare. Gli elementi della letteratura apocrifa sono tanti e di provenienza diversa, e si ispirano alcuni all’A.T. e al N.T., altri al folclore, alla pietà popolare e alle speculazioni gnostiche. Esistono vari scritti con la vita della Madonna, ma il più importante è quello riportato nel Protovangelo di Giacomo.[3] La Chiesa lo accoglie come uno scritto apocrifo, ma è usato nella predica per le feste della Madonna. Ci sono stati dei padri della Chiesa che hanno criticato certe affermazioni del Protovangelo di Giacomo, come Girolamo, Agostino, Innocenzo, ma ci sono altri che le hanno accettate, come, per esempio, Clemente di Alessandria, Giovanni Damasceno; questi vi hanno preso delle cose sostanziali e le hanno usate nelle prediche o in poemi di una rara bellezza.[4]

Come la maggioranza dei dogmi fondamentali del cristianesimo, gli insegnamenti riguardanti la Madonna si sono cristallizzati lungo la storia in congiunture socio-religiose speciali. In tanti casi, le affermazioni dogmatiche circa la Madonna sì sono imposte indirettamente, come conseguenze della dogmatica cristologica. Per esempio, sant’Ignazio di Antiochia, nella lotta contro gli gnostici che attaccavano la divinità di Cristo, insegna: „C’è un solo medico, della carne e dello spirito, nato e non nato, Dio nella carne, nella morte la vita vera, da Maria e da Dio, prima passibile e dopo impassibile, Gesù Cristo, nostro Signore”.[5]

San Giustino Martire e Filosofo nel Dialogo con il giudeo Trifone, dice che: „se Cristo si è fatto uomo attraverso la Vergine, questo è avvenuto affinché sulla stessa via sulla quale ha cominciato la disobbedienza del serpente fosse anche la fine. Cosi come Eva era vergine e senza macchia quando ha ricevuto nel suo seno la parola del serpente e ha generato la disubbidienza e la morte, allo stesso modo la Vergine Maria, quando l’angelo ha portato la novella, mostrando fede e gioia …, cosi che l’essere che nascerào da lei sarà il Figlio di Dio”.[6]

I secoli IV-V aprono, nella nuova Chiesa ufficiale (313), una serie di contestazioni religiose. Se il primo sinodo ecumenico (Nicea 325), i 318 Padri hanno definito il dogma fondamentale della divinità del Redentore, subito dopo questo sinodo, una serie di contestazioni attaccava la mariologia. Questo è stato uno dei motivi per i quali nel 381, a Costantinopoli si definisce il dogma cristologico, e nel 431, al sinodo di Efeso si sdefinisce il dogma della mariologia, Maria come Madre di Dio – Theotòkos. „Il sinodo insegna che Maria, la madre di Gesù, non è la Madre della sua carne o „Madre di Cristo”, come credeva Nestorio, perché Gesù Cristo non ha esistenza in sé, fuori dalla persona, e la persona è la Parola eterna, preesistente. La Parola ha ipostatizzato nella persona sua divina la nostra natura che ha preso dalla Madre di Dio che ha partorito una sola ipostasi in due nature, Dio che si è incarnato, e per questo è chiamata „Madre di Dio” (Theotokòs)”.[7]

Insieme con le definizioni dogmatiche dei sinodi ecumenici il V (Costantinopoli, 553) e il VII (Nicea, 787), formano fino ad oggi la base dell’insegnamento circa la Madre di Dio e circa il culto che è riservato ad essa. Riassumendo questi sinodi, san Giovanni Damasceno scrive: „Come non è Madre di Dio lei che ha partorito Dio incarnato? Nella verità, è nel senso proprio e reale Madre di Dio, Signora che è padrona di tutti i viventi, serva e Madre del Creatore”.[8]

Nell’insegnamento circa Madre di Dio, che mette in primo piano la proprietà di essere Madre di Dio – Theotokos, è compreso anche l’insegnamento della sua verginità, nel senso di sempre-vergine (aeiparthenia). L’incarnazione è stata fatta in collaborazione con lo Spirito Santo e Maria è rimasta vergine. Nell’A.T. ci sono delle profezie che il Messia nascerà da una vergine (Isaia 7, 14). Ezechiele, ispirato, compara la Vergine con una „porta”che rimarrà chiusa anche dopo il passaggio di Dio di Israele (44, 1-2). Nel N.T. lo stato di verginità è mostrato pure da Maria quando chiede all’angelo: „Allora Maria disse all’angelo: <<Com’è possibile? Non conosco l’uomo>>. Le rispose l’angelo: <<Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra e la potenza dell’Altissimo- Chi nascerà sarà dunque santo è chiamato Figlio di Dio>>” (Luca 1, 34-35). Gli evangelisti confermano questa verità che Maria è rimasta sempre vergine (Matteo 1, 18-25;Luca 1, 27).

La „supervenerazione” (iperdulia) nel culto ortodosso è basata sulla proprietà di essere la Madre di Dio (theotokhia) e la sempre vergine (aeiparthenia). Questi insegnamenti rappresentano i dogmi che per l’ortodossia stanno alla base del culto alla Madonna. Il termine di „iperdulia” è stato stabilito nel VII concilio ecumenico (Niceea, 787). L’incarnazione del Signore, la sua nascita dalla Vergine sono misteri che possono essere compresi solo attraverso la grazia di Dio.[9]

   Dunque, la Madonna, ha un posto speciale nella storia della salvezza degli uomini perché essa è la nuova Eva, purificata dal peccato di disubbidienza attraverso l’accettazione di essere Madre di Dio nel momento in cui ha detto sì all’angelo Gabriele. Poiché la Chiesa è il Corpo di Cristo, Maria è anche la Madre della Chiesa e di tutti coloro che sono nati in Cristo attraverso il battesimo.

b) L’innografia e le feste.

Il culto della Madonna ha un valore grande nella chiesa ortodossa perché la Vergine Maria è considerata il centro della storia della salvezza degli uomini. L’onore della Madonna si è manifestato in più modi e uno di questi è l’innografia. Sempre accanto a Cristo, Maria è invocata, lodata, glorificata ogni giorno nelle Sette lodi e nella liturgia attraverso una ricchezza d’inni e preghiere che si trovano in tutti i libri degli uffici liturgici.[10] Ci sono anche degli inni speciali composti in onore della Madonna, tra i quali più antico è l’Acatisto dell’Anunciazione.

Nei libri del culto è compreso tutto l’insegnamento mariologico. Lungo il tempo questi libri hanno avuto un grande ruolo per il mantenimento non alterato della fede, confessando la dottrina scritturistica, patristica e dogmatica.[11]

Essendo l’evento dell’incarnazione sopranaturale del Figlio di Dio un mistero, un miracolo che oltrepassa la ragione dell’innologo, ecco come gli inni liturgici mostrano la realtà sopranaturale della natività di Gesù: „Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, tutti sono più che gloriosi, o Madre di Dio; nel sigillo della purezza custodita nella verginità, tu sei stata riconosciuta vera Madre di Dio, generando il Dio vero; supplicalo dunque per la salvezza delle anime nostre”.[12]

E un altro: „Il mistero nascosto dall’eternità e ignoto agli angeli è stato rivelato agli abitanti della terra grazie a te, Madre di Dio,: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce e, risuscitato con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le anime nostre”.[13]

Maria è chiamata Theotòkos „verità definita a Efeso e consolidata dalle lotte contro l’iconoclastia: ad essa convergono il pensiero dei padri della chiesa, la liturgia e l’iconografia”[14] che è sempre Vergine e pura, prima e dopo il parto rimanendo sempre pura nell’anima e nel corpo: „È strana cosa la verginità delle madri, strano pure il parto delle vergini; in te, Madre di Dio, tutte e due le cose sono successe. Per questo, noi, semi della terra, ti glorifichiamo”.[15]

Tutte le denominazioni accordate alla Vergine Maria nei libri del culto si sono infiltrate nella profondità della coscienza dei fedeli costituendo per loro le verità circa Madonna che è Madre di Dio, è Genitrice di Dio, è cosi come la Chiesa confessa: „In modo particolare ti offriamo questo sacrificio per la tutta santa, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre vergine Maria… È veramente giusto proclamare beata te, o Deipara, che sei beatissima, tutta pura e Madre del nostro Dio. Noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini, che in modo immacolato partoristi il Verbo di Dio, o vera Genitrice di Dio”.[16]

Tutte le lodi per la Madre di Dio derivano dal fatto che lei è stata scelta per partorire il Figlio di Dio e dalla certezza che lei è sempre vicina al suo Figlio ed è intercedente dei fedeli per le preghiere rivolte a lei.

In onore della vergine Maria ci sono quattro grandi feste. Ogni festa è celebrata da un’icona, che, si potrebbe dire, la completa.

1.            La prima festa comincia con l’otto settembre, «la natività della Madre di Dio rappresenta gli ultimi preparativi del genere umano per ricevere la divinità».[17]

2.            L’icona della festa di Presentazione al Tempio, rappresenta „Maria, prima e unica tra tutte le donne, penetra nel «Santo dei santi» del tempio, lei che diventerà il tempio di Cristo. Nell’invito del grande sacerdote Zaccaria a salire i gradini dell’altare, l’icona mostra l’elevazione della Vergine al livello della santità e del divino”.[18]

3.            L’annunciazione rappresenta l’incarnazione del Figlio di Dio, il mistero che va aldilà della ragione umana. „Diversamente dalle altre madri, che generano esseri mortali, la Vergine purissima accoglie in sé il Signore della vita che spezza le catene della morte e che darà la vita a tutti coloro che si rivolgeranno a lui. Questa festa ha luogo durante l’equinozio di primavera, nel momento in cui, oltrepassato l’equatore, il sole ritorna verso l’emisfero nord per riscaldarlo a poco a poco e inondarlo di luce. Non è l’annuncio che ci sarà presto una grande gioia, che spunterà un altro sole?”.[19]

4.            L’icona della quarta festa, la Dormizione. „La tradizione racconta che tutti gli apostoli si raccolsero attorno a Maria, al termine della sua vita, e che il Cristo stesso andò a prendere la sua anima. L’icona offre una lettura contemplativa della liturgia di questo giorno. Si legge nell’ufficio: Il sepolcro e la morte non riuscirono a trattenere la madre di Dio sempre vigile nelle sue intercessioni, nostra speranza incrollabile: perché, madre della vita, venne trasferita alla vita da colui che abitò il suo seno sempre vergine. Lo stretto legame fra la Madre e il Bambino, manifestato in quasi tutte le icone della Theotòkos che porta in braccio il Cristo, si trova qui rovesciato. Il Figlio, il nuovo Adamo, è circondato gloriosamente da angeli e tiene fra le braccia la Madre, cioè l’anima di lei che assume il proprio corpo «pneumatizzato». La nuova Eva, descritta dall’Apocalisse come «vestita di sole» (12,1), ci precede nella deificazione: forte richiamo al fatto che Dio è diventato sarcoforo (portatore di carne), perché l’uomo diventi pneumatoforo (portatore dello Spirito Santo), secondo la bella formulazione di Atanasio d’Alessandria”.[20]

„Nella tradizione patristica, Maria è comparata con Eva, essendo l’immagine di una nuova umanità. Come Eva ha preso parte al peccato e alla morte di Adamo, così Maria ha partecipato alla restaurazione dell’immagine indebolita riportando l’uomo alla sua prima creazione”.[21]Dunque, la Chiesa compone una grande corona per il culto, e la mette con devozione sulla testa della Madonna che è la Madre della Chiesa, il corpo mistico del Cristo (Efesini 1, 22-23). Maria è la donna attraverso la quale è stato tolto il peccato, poiché è possibile entrare nella gioia del Signore operando la riconciliazione tra Dio e mondo.

2.            Icone tradizionali bizantine che rappresentano gli eventi che sono commemorati nelle feste mariane (un breve commento teologico).

Al suo inizio, l’arte cristiana ha avuto un carattere funerario perché nei primi tre secoli, a causa delle persecuzioni, i cristiani, sono stati costretti a esercitare il loro culto di nascosto. Alcuni di questi posti sono state le catacombe dove è stata scoperta l’arte cristiana primitiva. Sulle pareti delle catacombe, accanto delle tombe dei martiri cristiani si sono scoperti, dopo secoli, i dipinti rappresentanti scene e simboli di natura divina, considerati come le prime manifestazioni dell’iconografia e dell’arte della religione cristiana.[22] „Le immagini (icona, eikòn in greco, significa immagine) sono apparse molto presto nel mondo cristiano: si conosce l’arte delle catacombe, arte funeraria piena della gioia della risurrezione. Ma quest’arte riprende la sua tecnica dall’arte romana o ellenistica del suo tempo e si limita a cristianizzarla tramite il gioco dei segni e dei simboli nei volti, mentre la teologia trinitaria include l’essere nella comunione”.[23]

Le più antiche icone di Maria, secondo la tradizione, sono attribuite all’evangelista Luca che ha dipinto sotto l’ispirazione divina: „Un’insistente tradizione fa risalire le prime raffigurazioni della madre di Dio ai tempi in cui lei era ancora vivente sulla terra, raffigurazioni per merito di s. Luca, il quale oltre ad essere medico ed evangelista, sarebbe stato anche pittore e autore del ritratto della Madonna dopo la pentecoste. La tradizione liturgica precisa anche che san Luca è autore di ben tre ritratti”.[24]

Dunque, l’immagine dipinta è l’archetipo che ci è stato trasmesso, secondo la tradizione, attraverso le prime icone „non fatte da mano d’uomo”.[25]

Nella chiesa e nelle case dei fedeli ortodossi, la venerazione di Maria si esprime anche nel culto delle icone.[26] Radunati nella chiesa, attraverso la meditazione davanti alle icone e attraverso le preghiere liturgiche, i fedeli si mettono in relazione con la chiesa celeste. L’arte dell’iconografia ortodossa porta la persona verso la preghiera e verso la contemplazione della divinità. Il contemplatore dell’icona è la persona immersa nella preghiera e, per un attimo, nella fusione con il sacro rivelato.[27]

   Esistono cinque tipi principali di icone della Vergine Maria:[28]

1.            La Vergine Orante;

2.            La Vergine che mostra la via;

3.            La Vergine della Tenerezza;

4.            La Vergine Kyriotissa;

5.            La Vergine della Supplica.

La Vergine Orante “Panaghia”.

 Quest’immagine s’incontra già nelle catacombe dei primi cristiani. La Madre di Dio è dipinta nell’icona in modo frontale, con le mani alzate all’altezza della testa, stese verso i due lati e piegate ai gomiti. Dai tempi antichi questo gesto indica un atteggiamento di preghiera verso Dio. Nel suo grembo, sullo sfondo di una sfera circolare, lo Spas Emmanuele, Gesù Bambino.

Le icone di questo tipo si chiamano anche „Orante”  dal gesto delle mani (colei che prega) e “Panaghia” dal greco (la tutta santa).

 

La Vergine che mostra la via, in greco Odighitria”.

In quest’icona vediamo la Madre di Dio che con la mano destra indica il Bambino Gesù, seduto sulla sua mano sinistra. Le immagini sono severe, diritte, le teste di Cristo e della Vergine Maria non si toccano. Sembra che la Vergine dica a tutto il genere umano che il vero cammino è il cammino verso Cristo. In quest’icona si presenta come Colei che indica il cammino verso Dio e verso la salvezza eterna. Anche questa è una delle prime rappresentazioni della Madre di Dio, che, secondo la tradizione, risale al primo iconografo, l’evangelista Luca.

La Vergine della Tenerezza, in greco Eleousa”.

In quest’icona vediamo il Bambino Gesù, che con la guancia sinistra tocca quella destra della Vergine. L’icona presenta un rapporto tra Madre e Figlio pieno di tenerezza. La Madre di Dio è anche simbolo della Chiesa di Cristo, e l’icona ci mostra tutta la pienezza dell’amore tra Dio e l’uomo – pienezza che è possibile soltanto nel grembo della Madre-Chiesa. L’amore unisce in quest’icona quello che è celeste e quello che è terrestre, il divino e l’umano: l’unione espressa dai volti che si toccano e dalle aureole congiunte. La Madre di Dio è pensierosa, mentre stringe a sé il Figlio: prevede il cammino della croce e le sofferenze che Lo aspettano.

La Vergine Kyriotissa, in greco Panachranta”.

Questo tipo d’icone ha una caratteristica comune: la Madre di Dio è assisa in trono. Sulle ginocchia tiene il Bambino Gesù. Il trono simbolizza la gloria regale della Madonna, la più perfetta di tutti gli uomini nati sulla terra.

La Vergine della Supplica, in greco Haghiosoritissa”.

In queste icone la Madonna è presentata a statura intera, senza il Bambino, rivolta verso la destra, a volte con un rotolo in mano. Nelle chiese ortodosse quest’immagine si trova in un posto ben visibile, a sinistra dell’icona “il Salvatore tra le potenze”, l’immagine più importante dell’iconostasi.

In tutte le icone, in quanto donna sposata, la sempre Pura, porta sulla testa un velo che scende sulle spalle, secondo il costume delle donne ebree di quel tempo. Questo velo, o drappo, si chiama in greco „maforij”. Esso è dipinto di solito in rosso che è simbolo della sofferenza e il ricordo della discendenza regale. I vestiti sono dipinti in azzurro, come segno della purezza celeste della Vergine, la più perfetta tra gli uomini. Un altro importante dettaglio del vestito della Vergine sono le soprammaniche. Esse sono caratteristiche anche per il vestito dei sacerdoti; nelle icone, simboleggiano la „concelebrazione” della Vergine Maria e con lei di tutta la Chiesa con Cristo, il primo Sacerdote. Sulla fronte e sulle spalle della Vergine sono dipinte tre stelle dorate. Nelle icone le stelle si dipingono come segno che la Madonna è rimasta Vergine prima, durante e dopo il parto. Le tre stelle sono anche simbolo della Santissima Trinità. In alcune icone la figura di Gesù Bambino copre una delle stelle, simboleggiando così l’Incarnazione della seconda ipostasi (= persona) della Santissima Trinità, il Verbo.

Possiamo dire con Micael Quenot che le icone ritualizzano il miracoloso illud tempus, quando Gesù, la Vergine Maria e i santi vivevano tra la gente. L’icona è il risultato di una sintesi della cultura greca, romana e cristiana. Supporto per la meditazione, le icone portano alla contemplazione di quello che non si può vedere con gli occhi materiali. L’icona è una teologia in immagini, insegna attraverso i colori e fa presente quello che il Vangelo proclama attraverso la parola, è il libro di quelli che non sanno leggere.

3. La presenza della Madonna nella fede e nell’esperienza ortodossa.

La presenza della Madonna nella vita della chiesa è dovuta al legame stretto tra essa e il Capo della chiesa, Figlio di Dio che è stato nel suo seno, incarnato è nato da lei. Maria ha portato Gesù sulle sue braccia ed è rimasta in comunione con lui attraverso l’amore umano portato al culmine che è proprio di una madre. Quando Maria va a trovare Elisabetta, questa, piena dello Spirito Santo dice: „Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Luca 1, 42). Dalle parole di Elisabetta si può vedere che la benedizione della Vergine è in legame con la benedizione „del frutto del suo grembo”. Allo stesso modo la saluta l’Arcangelo: „Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Luca 1, 28). La chiesa ha la stessa coscienza di Elisabetta che è stata ispirata a chiamare Maria come „Madre di Dio” e la vede come colei che incarna la fede, la speranza e l’attesa dei popoli.

Davanti all’icona della Madonna, con la candela accesa, il fedele le rivolge i suoi bisogni, i suoi ringraziamenti, perché vi percepisce il potere dell’amore nella luce di Cristo. Il cristiano sente che la presenza candida della Vergine, scelta come mediatrice dell’incarnazione e della venuta nel mondo del Redentore, gli dà la possibilità di essere suo figlio e fratello del Signore. La coscienza dell’ortodosso ha sempre presente l’efficacia dell’aiuto della Madonna in tutti momenti difficili della sua vita perché lei è la madre che Gesù ci a donato quando era sulla croce. Per questo, venerando la Madonna si glorifica Cristo.

Il culto della Madre di Dio implica un aspetto morale. Il cristiano ortodosso sa che per la vita morale e sacramentale, Maria è il modello supremo per vivere in Cristo. La venerazione della Vergine ha un’eco nella vita morale della famiglia cristiana e di ogni cristiano in particolare, perché la Vergine ha concepito nel suo grembo Dio-Verbo e ogni cristiano riceve, incarna spiritualmente, attraverso la fede, il Verbo della vita futura nel suo cuore.

Nella vita della chiesa, la religiosità dei credenti ortodossi per la Madre di Dio si esprime attraverso diversi modi:

1.            La costruzione di chiese in suo onore, che hanno il suo nome o diversi nomi delle sue feste.

2.            Il dipingere la sua immagine sulle icone e sulle pareti nelle chiese e la venerazione di queste immagini: nei monasteri ortodossi e in alcune chiese parrocchiali, ci sono delle immagini con la Madonna che compie miracoli.

3.            Una forma di pietà dei credenti ortodossi per la Madonna è la raccolta di icone con valore artistico.

4.            La religiosità viva dagli ortodossi si esprime anche nel fare delle processioni; nella veglia del Natale il prete va con l’icona della natività in ogni famiglia cantando un bel canto alla Vergine: „La Vergine oggi partorisce colui che è sovrasostanziale, e la terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli cantano gloria insieme ai pastori e i magi fanno il loro viaggio con la stella; perché per noi è nato un piccolo bimbo, il Dio che è prima dei secoli”.[29] 

5.            La frequenza dei nomi Maria e Marian è un altro modo di esprimere la pietà.

6.            Attraverso il culto pubblico, i credenti hanno espresso sempre la loro venerazione verso Maria componendo diversi generi di scritti: omelie, panegirici per diverse occasioni e feste. Le omelie presentate in modo poetico, sono di un realismo dogmatico e morale incontestabile come per esempio quelle di san Giovanni Damasceno, Andrea da Creta, Ilie Miniat e tanti altri autori.

7.            Un modo particolare di venerare la Vergine sono le colindele, una specie di canti popolari che si cantano durante il Natale e che sono di una bellezza e un significato molto profondo come per esempio: „Cari cristiani, noi oggi, abbiamo una festa grande,/ Perché la possiamo conoscere, andiamo a Betlemme./ Perche ha partorito nel mondo quello che aspettiamo,/ Maria, Madre Santa, andiamo a vederlo./ Sulla paglia, tra gli animali, Gesů č straniero,/ Andiamo a Betlemme, portiamogli dei regali./ Andiamo insieme con i mandriani per glorificarlo./ Perché lui č nato per noi, andiamo a Betlemme./ Cari cristiani, noi oggi dobbiamo correre,/ Verso la nostra salvezza, andiamo a Betlemme”. Ma ci sono anche i canti che si cantano durante le grandi feste di Maria come per esempio per la festa della Dormizione. Nella veglia della festa la gente si reca verso i monasteri che sono dedicati a Madre di Dio e rimane durante tutta la notte cantando dei canti speciali dedicati a Maria. I canti sono molto ispirati e contengono preziosi insegnamenti dogmatici e hanno anche il ruolo di allineamento dell’anima dei credenti: „Se non avesse la gente nei celi/ Della parentela dal mondo/ Allora sarebbe deserta la vita/ Cosi come una tomba./ Se non fossi tu la primavera/ Del secolo indurito/ Sarebbe rimasto per sempre l’inverno/ E il sole non avrebbe sorriso”. (La usa milostivirii, de Ioan Iacob). In alcuni monasteri la cifra dei partecipanti arriva a ventimila persone.

8.            Anche la poesia è un modo di esprimere l’affetto verso la Vergine. Tanti poeti hanno composto delle poesie per lodare Maria. Ricorderei un grande poeta romeno, Mihai Eminescu, e una delle sue bellissime poesie dedicate alla Madonna: „Ti abbiamo scelto come regina/ Inginocchiamo pregando te,/ Edificaci, salvaci/ Dall’onda che ci cova, travolge;/ Sii scudo di rafforzamento/ E muro di salvezza,/ Il tuo sguardo adorato/ Fallo scendere su di noi,/ O, madre purissima/ E sempre vergine,/ Maria! Noi, per la misericordia del Santo/ Facciamo ombra alla terra,/ Preghiamo la misericordia/ Della stella degli mare;/ Ascolta le nostre lamentazioni,/ Regina degli angeli,/ Dalle oscurità ti mostra,/ O, madre purissima/ E sempre vergine,/ Maria!”. (Rugaciune, de Mihai Eminescu).

Tutto ciò è la testimonianza della fiducia e venerazione con la quale i credenti hanno sempre circondato Maria. La Madonna è lodata, glorificata nel culto, nell’arte, nella poesia religiosa, nelle icone e nei dipinti sulle pareti delle chiese. La Madonna è ritratta come Maestra, Imperatrice, Signora, Scudo e Madre di Dio sempre viva nell’anima e nella mente di ogni fedele cosi come mostra un inno che si canta per la festa della dormizione: „Nel parto hai conservato la verginità, con la tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei passata alla vita, tu che sei Madre della vita e che con la tua intercessione riscatti dalla morte le anime nostre”.[30] La Madonna è „il vestito dei nudi senza coraggio” e anche „il ponte che porta al cielo quelli che sono sulla terra”. Tra cielo e terra, tra Dio e uomo, la Madre santa e “la buona volontà di Dio verso i mortali, la osava, scala dei mortali verso Dio”. E nel cielo, davanti al trono della gloria divina la Madre di Dio è „intercedente presso Dio, placando il giudice giusto” è una vera “goccia che spegne l’ira di Dio verso i peccatori”, cosi percepiscono i fedeli la Madre di Dio e sempre Vergine Maria, „l’onore di tutta la creazione” attraverso la quale „Dio si è fatto uomo e l’uomo è diventato Dio”. Per questo i credenti esprimono la loro religiosità profonda e viva, per questo le portano la ipervenerazione da nazione in nazione, convinti che in cielo hanno una Madre che sta vicino a Cristo e prega per loro con la tenerezza di Madre per le loro fatiche. „Per gran parte della gente la Madre di Dio è la mamma che è sempre pronta a perdonare, a pregare, ha l’ardire di sorprendere il Signore con la sua audacia di madre e di pregarlo per i poveri mortali. Perché – si dice in una preghiera a Maria – tanto può la preghiera della madre per domare il Signore. La Madre di Dio è la sorgente delle lacrime, è la instancabile avvocata, è senza vergogna e tenace, insistente per noi contro la giustizia assoluta. Nel cielo rappresenta la dolcezza femminile e l’amore materno senza fine”.[31]

Come mediatrice per tutto il mondo, la Madre di Dio è collaboratrice alla nostra salvezza. Essa è il ponte che fa da legame tra cielo e terra, senza separare noi da Cristo, senza interporsi fra noi e Lui. Lei porta le nostre preghiere davanti a suo Figlio e prega insieme con noi. In una delle preghiere diciamo: „Mai cesseremo, benché indegni, di parlare dei tuoi poteri, o Madre di Dio, perché se tu non avessi frapposto la tua intercessione, chi ci avrebbe liberati da pericoli tanto grandi? Chi ci avrebbe custodito liberi sino ad ora? Noi non ci distacchiamo da te, Sovrana: perché tu sempre salvi i tuoi servi da ogni sorta di sventura”.[32]

Gli interventi miracolosi, sempre numerosi, sempre possibili per la Vergine nei confronti della gente e della Chiesa, sono la prova che anche dopo la dormizione la Madre di Dio manifesta la sua presenza viva e vicina verso i credenti e verso la Chiesa. Questo lo confermano numerose e diverse preghiere, inni, invocazioni con cui i fedeli si rivolgono a Maria, attribuendole diversi nomi che si sono accumulati lungo la storia: „perenne e inesauribile tesoro di guarigioni”, fonte di misericordia”, consolazione di quanti piangono”, guida degli smarriti” e tanti altri nomi. Tutti questi nomi dimostrano un insieme di doni che ricevono sempre quelli che nei loro bisogni e nelle loro debolezze pregano e chiamano Maria che è „piena di grazia” (Luca 1, 28); essi sono la prova che la grazia, portando il sigillo del amore materno, viene donata a tutti i suoi figli spirituali (Gv. 19, 26-27).



[1]  Cfr. I. Damaschin, Dogmatica, Ed. Scripta, Bucureşti, 1993, p. 169.

 

[2]  Cfr. I. Damaschin, Dogmatica, p. 170.

 

[3]  Cfr. S.N. Bulgakov, Il roveto ardente, Ed. San Paolo, Milano, 1998, p. 5.

 

[4]  Cfr. I.G. Coman, Ṣi cuvântul trup s-a făcut, Ed. Mitropolia Banatului, Timiṣoara, 1993, p. 313.

 

[5]  PSB, Scrierile Părinţilor Apostolici, Ed. IBMBOR, Bucureṣti, 1979, p. 159.

 

[6]  PSB, Apologeţi de limbă greaca, Ed. IMBBOR, Bucureṣti, 1997, p. 152.

 

[7]  I. Bria, Tratat de teologie dogmatica ṣi ecumenică, Ed. România Creṣtină, Bucureṣti 1999, p. 77.

 

[8]  I. Damaschin, Dogmatica, p. 172.

 

[9]Nuovo dizionario di mariologia, a cura di Stefano De Fiores e Salvadore Meo, Ed. Paoline, Roma, 1986, p. 1042.

 

[10]  Cfr. Nuovo dizionario di mariologia, a cura di Stefano De Fiores e Salvatore Meo, p. 432.

 

[11]  Cfr. Nuovo dizionario di mariologia, a cura di Stefano De Fiores e Salvatore Meo, p. 1040.

 

[12]  Manuale di preghiere, La liturgia di San Giovanni Crisostomo, Ed. “Buna Vestire”, Blaj, 2005, p. 183.

 

[13]  Manuale di preghiere, La liturgia di San Giovanni Crisostomo, p. 187.

 

[14]Nuovo dizionario di mariologia, a cura di Stefano De Fiores e Salvatore Meo, p. 1042.

 

[15]  Manuale di preghiere, La liturgia di San Giovanni Crisostomo, p. 209.

 

[16]  La festa dell’amore, Introduzione alla teologia liturgica della chiesa ortodossa, Appunti per gli studenti a cura di P. Ar. Yfantis, Tessalonica, Venezia, 2008, p. 66.

 

[17]  M. Quenot, L’icona, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo, 1991, p. 64.

 

[18]  M. Quenot, L’icona, p. 64.

 

[19]  M. Quenot, L’icona, p. 68.

 

[20]  M. Quenot, L’icona, p. 68.

 

[21]  I. Bria, Dicţionar de Teologie Ortodoxã, Ed. IBMBOR, Bucureṣti, 1994, p. 246.

 

[22] Cfr. M. Quenot, L’icona, p. 22.

 

[23] La festa dell’amore, Introduzione alla teologia liturgica della chiesa ortodossa, p. 127.

 

[24]Nuovo dizionario di mariologia, a cura di Stefano De Fiores e Salvadore Meo, p. 672.

 

[25] La festa dell’amore, Introduzione alla teologia liturgica della chiesa ortodossa, p. 128.

 

[26] Cfr. Nuovo dizionario di mariologia, a cura di Stefano de Fiores e Salvatore Meo, p. 671.

 

[27] Cfr. La festa dell’amore, Introduzione alla Teologia Liturgica della chiesa ortodossa, p. 129.

 

[28]  http://www.orthodoxworld.ru/it/icona/9/index.htm  (24 luglio 2010)

 

[29]  Manuale di preghiere, La liturgia di San Giovanni Crisostomo, p. 225.

 

[30]  Manuale di preghiere, La liturgia di San Giovanni Crisostomo, p. 261.

 

[31]  N. Steinhardt, Daruind vei dobândi, Ed. Rohia-Polirom, Iaṣi, p.366.

 

[32]  Manuale di preghiere, La liturgia di San Giovanni Crisostomo, p. 361.